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Aiutare gli altri al lavoro: quando la generosità ti fa vincere

I più generosi stanno in fondo alla classifica del successo, ma anche in cima. Adam Grant spiega cosa li distingue e come aiutare senza farti usare.

23 ottobre 20265 min di lettura
Copertina lilla con il titolo su come aiutare gli altri al lavoro e il marchio GiddUP

«Mi dai un'occhiata alle slide prima che le mandi?» «Mi copri la call delle 11?» «Tu che sei bravo con Excel, mi sistemi questa formula?» Sei quello a cui tutti chiedono, e tu dici sempre sì. Alle 18:30, quando l'ufficio si svuota, cominci finalmente il tuo lavoro. Poi a fine anno la promozione va al collega che non ha mai mosso un dito per nessuno. E ti chiedi se aiutare gli altri al lavoro sia solo un modo elegante per farsi fregare.

Dai, prendi o pareggi?

Adam Grant è uno psicologo del lavoro e insegna alla Wharton School. Nel libro Give and Take divide le persone in tre categorie, a seconda di come si comportano nello scambio con gli altri.

Chi dà aiuta senza fare i conti: condivide tempo, competenze, contatti, idee, anche quando non ne ricava niente. Chi prende cerca di ottenere più di quanto offre, e aiuta solo quando gli conviene. Chi pareggia ragiona per scambi alla pari: io aiuto te, tu aiuti me.

Grant osserva che con amici e famiglia quasi tutti ci comportiamo da generosi. Nessuno tiene il conto dei favori con il proprio migliore amico. Ma al lavoro la maggior parte delle persone diventa pareggiatore. E il motivo è proprio la paura che hai provato anche tu: se do troppo, gli altri se ne approfittano.

Aiutare gli altri al lavoro: in fondo o in cima?

La paura non è infondata. Grant ha studiato oltre 160 ingegneri in California che valutavano a vicenda l'aiuto dato e ricevuto. I meno produttivi, quelli con meno compiti portati a termine e più scadenze mancate, erano proprio i più generosi: aiutando tutti, non riuscivano a finire il proprio lavoro. Lo stesso valeva per gli studenti di medicina in Belgio e per i venditori in North Carolina.

Poi Grant ha guardato l'altra estremità della classifica. E ha trovato di nuovo i generosi. Gli ingegneri più produttivi erano quelli che davano ai colleghi più di quanto ricevevano. Tra gli studenti di medicina, i voti più alti erano di quelli con il profilo più generoso. E tra i venditori, i generosi in cima alla classifica portavano a casa in media il 50% in più di fatturato rispetto a chi prendeva e a chi pareggiava.

Chi prende e chi pareggia finiscono quasi sempre nel mezzo. I generosi stanno agli estremi: in fondo o in cima. La domanda vera, allora, non è se aiutare. È come.

Generosi sì, ma non a perdere

La differenza, secondo Grant, sta in quanto ti tieni presente mentre aiuti gli altri.

Ci sono i generosi altruisti puri: pensano molto agli altri e pochissimo a sé. Danno tempo ed energia senza badare alle proprie esigenze, e pagano il conto. In uno studio citato nel libro, gli studenti con questo profilo vedevano peggiorare i voti durante il semestre, perché saltavano lezioni e studio per stare dietro ai problemi degli amici.

E poi ci sono i generosi che vincono. Tengono molto agli altri, ma hanno anche obiettivi ambiziosi per sé. Grant cita Bill Gates, secondo cui le persone hanno più successo quando le muove un «motore ibrido»: l'interesse per sé e la cura per gli altri. Questi generosi danno più di quanto ricevono, ma scelgono quando, come e a chi dare. E proprio per questo si bruciano molto meno.

Come dare senza bruciarti

Nel libro ci sono alcune strategie molto concrete.

La prima è il favore da cinque minuti. Adam Rifkin, imprenditore della Silicon Valley, ha costruito una delle reti di contatti più potenti del settore seguendo una regola semplice: essere disposto a fare per chiunque qualcosa che richieda cinque minuti o meno. Una presentazione tra due persone, un consiglio, una risposta. Poco tempo per te, molto valore per l'altro.

La seconda è concentrare l'aiuto invece di sparpagliarlo. In uno studio della psicologa Sonja Lyubomirsky, chi faceva cinque gesti gentili tutti nello stesso giorno della settimana diventava più felice. Chi li distribuiva uno al giorno, no. Al lavoro vuol dire una cosa precisa: meglio un blocco fisso per aiutare i colleghi che venti interruzioni sparse. Molte di quelle richieste, del resto, sono urgenti per gli altri ma non importanti per te: è il terzo quadrante di cui parla Covey quando distingue tra urgente e importante.

La terza riguarda chi se ne approfitta. Grant non ti chiede di diventare un pareggiatore rigido, ma di adottare un «pareggio generoso»: non dimenticare mai un favore, perdona ogni tanto un torto. Con chi prende e basta, comincia a rispondere alla pari, lasciando però una porta aperta.

La tua generosità, con giudizio

Da domani prova così.

  1. Fai un favore da cinque minuti a qualcuno che non può ricambiarti: una presentazione, un consiglio, un feedback su un progetto.
  2. Crea il tuo blocco per gli aiuti. Un'ora fissa, per esempio il martedì pomeriggio, in cui sei disponibile per i colleghi. Per il resto della settimana, proteggi il tuo lavoro.
  3. Riconosci chi prende sempre. Se una persona chiede e non restituisce mai, la prossima volta rispondi con un no gentile o chiedi qualcosa in cambio.
  4. Tieni d'occhio i tuoi obiettivi. Prima di dire sì, chiediti: posso permettermelo, senza rinunciare a quello che conta per me?

Alla prossima richiesta di dare un'occhiata alle slide, potrai ancora dire di sì. Ma stavolta lo farai alle tue condizioni.

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