Hai scritto un post su LinkedIn per lanciare il tuo servizio da freelance. Lo riscrivi quattro volte. Ti immagini il commento sarcastico di un ex collega, il silenzio del tuo vecchio capo, i like che non arrivano. Alla fine lo cancelli. Il giorno dopo ti chiedono di prendere un altro progetto: vorresti dire di no, ma pensi a cosa dirà il tuo responsabile e accetti. La sera, sotto la doccia, ripassi la riunione di domani e le facce di chi ti ascolterà. Se ti riconosci, il problema non è la tua idea, il post o il progetto. È la paura del giudizio degli altri, e decide al posto tuo molto più spesso di quanto pensi.
Vivere la vita che gli altri si aspettano
The Courage to Be Disliked di Ichiro Kishimi e Fumitake Koga, uscito in Italia come Il coraggio di non piacere, è un lungo dialogo fra un filosofo e un giovane insoddisfatto. Al centro ci sono le idee di Alfred Adler, lo psicologo austriaco che con Freud e Jung ha fatto la storia della psicologia.
A un certo punto il filosofo dice una cosa che lascia il giovane senza parole: non c'è bisogno di cercare l'approvazione degli altri. Anzi, non bisogna proprio cercarla. Perché chi vive preoccupato solo di come verrà giudicato finisce per fare quello che gli altri si aspettano da lui. Butta via quello che è davvero e vive la vita di qualcun altro.
C'è anche un rovescio della medaglia, meno comodo: se tu non vivi per soddisfare le aspettative degli altri, nemmeno gli altri vivono per soddisfare le tue. Il collega che non fa quello che ti aspetteresti, il cliente che non ti risponde come vorresti: arrabbiarsi non ha senso. Sono liberi quanto te.
Di chi è questo compito?
Per uscire da questa trappola, Adler propone uno strumento semplice: la separazione dei compiti. Davanti a qualunque situazione, chiediti di chi è il compito. E per capirlo basta un'altra domanda: chi subirà alla fine le conseguenze di questa scelta?
Il libro parte da un esempio familiare. Se un figlio non studia, a pagarne le conseguenze sarà lui, non i genitori. Studiare è quindi un compito suo. I genitori possono fargli sapere che sono pronti ad aiutarlo, ma non possono studiare al posto suo. Come dice il proverbio: puoi portare il cavallo all'acqua, ma non puoi costringerlo a bere.
Applicalo alla tua giornata. Scrivere un buon post, preparare bene la presentazione, fare una proposta sensata al cliente: sono compiti tuoi. Cosa pensa chi legge il post, chi ascolta la presentazione, chi riceve la proposta: è compito loro. Non lo puoi controllare, e preoccupartene non cambia niente. Nel libro c'è una nonna che lo dice al nipote adolescente, fermo da ore davanti allo specchio a sistemarsi i capelli: «Sei l'unico a preoccuparti di come appari».
Il capo che non ti apprezza mai
Il giovane obietta con un caso che conosce bene: un capo irragionevole, che alza la voce alla prima occasione e non riconosce mai i suoi sforzi. Come si fa a non preoccuparsene?
La risposta del filosofo è netta. Piacere alle persone con cui lavori non è il tuo lavoro. Le sfuriate del capo sono emozioni sue, e gestirle è un compito suo. Non devi ingraziartelo né piegarti fino a sparire. Il tuo compito è un altro: fare bene quello che spetta a te, senza mentire a te stesso.
Non è una scorciatoia per fregartene di tutto. Adler non consiglia l'indifferenza: se qualcuno ti chiede aiuto, glielo dai volentieri. Quello che non devi fare è intrometterti nei compiti degli altri quando nessuno te l'ha chiesto, e lasciare che gli altri si intromettano nei tuoi. Vale anche quando sei tu a voler controllare il collega lento, il partner che non cambia, il cliente indeciso.
La paura del giudizio e il prezzo della libertà
Poi arriva la frase che dà il titolo al libro: la libertà è essere antipatici a qualcuno. Detta così sembra una provocazione, e infatti il giovane si ribella.
Il filosofo chiarisce subito il senso. Non sta dicendo di comportarsi in modo da risultare antipatici, né di fare del male a qualcuno. Sta dicendo di non avere paura di non piacere. Vivere cercando di non dispiacere a nessuno è impossibile, e anche una forma di prigione. Se qualcuno disapprova le tue scelte, spesso è il segno che stai vivendo secondo i tuoi principi e non secondo le aspettative altrui.
Non piacere a qualcuno resta spiacevole: il libro non lo nega. È semplicemente il prezzo da pagare per fare la tua strada. E di solito è un prezzo molto più basso di quello che paghi ogni giorno per accontentare tutti. Se poi ti blocchi perché aspetti di sentirti abbastanza sicuro, vale la pena ricordare che la fiducia in sé stessi arriva dopo aver agito, non prima.
Le due colonne da riempire oggi
Scegli una sola decisione che rimandi per paura di cosa penseranno gli altri. Il post da pubblicare, il no da dire, la tariffa da alzare, l'idea da proporre in riunione.
- Prendi un foglio e dividilo in due colonne: «compito mio» e «compito loro».
- Nella prima scrivi quello che dipende da te. Preparare bene il post, scegliere le parole giuste per il no, motivare la nuova tariffa.
- Nella seconda scrivi quello che non dipende da te. Cosa penserà il capo, chi metterà il like, come reagirà il cliente.
- Oggi fai solo la prima colonna. La seconda la lasci a chi spetta.
Non smetterai di sentire il peso dello sguardo degli altri da un giorno all'altro. Ma ogni volta che ti chiedi «di chi è questo compito?», quel peso torna un po' di più a chi appartiene.
Qual è il pensiero che più spesso ti impedisce di andare avanti?
Raccontamelo e proviamo a guardarlo da una prospettiva diversa.
