È da due anni che ci pensi. Il sito per metterti in proprio, il podcast, il libro, la richiesta di promozione da preparare con i numeri giusti. Ogni sera, dopo cena, apri il portatile per cominciare. E intanto riordini le cartelle del desktop, aggiorni il profilo LinkedIn, leggi un articolo su come essere più produttivi, rispondi a una mail che poteva aspettare. Alle undici chiudi tutto e ti dici: «Lunedì comincio sul serio». Il lunedì arriva, e ricomincia uguale. Se ti chiedi perché rimandi proprio le cose a cui tieni di più, Steven Pressfield ha una risposta che non ti piacerà, ma che ti libera.
La vita che non stai vivendo
Steven Pressfield è lo scrittore di romanzi come La leggenda di Bagger Vance e Le porte di fuoco. Prima di riuscire a pubblicare ha passato anni a girare a vuoto, a cominciare cose e a lasciarle a metà. Nel suo libro più famoso, The War of Art, dà un nome alla forza che lo bloccava: la Resistenza.
«La maggior parte di noi ha due vite», scrive. «Quella che viviamo e quella non vissuta che portiamo dentro. In mezzo c'è la Resistenza.»
Sai già di cosa parla. Il tapis roulant comprato a gennaio che fa da appendiabiti. Il corso lasciato a metà. L'idea di mettersi in proprio che ogni anno resta un'idea. Pressfield parla dello scrittore che non scrive, del pittore che non dipinge, dell'imprenditore che non avvia mai un'impresa. Se ti ci riconosci, conosci la Resistenza.
Perché rimandi: la Resistenza si traveste
La Resistenza non si presenta mai per quello che è, cioè paura. Si traveste da buone ragioni. «Prima devo informarmi meglio.» «Non è il momento giusto, al lavoro è un periodo pieno.» «Ci vuole un'attrezzatura migliore.» Pressfield dice che la Resistenza mente: ti dirà qualsiasi cosa pur di non farti lavorare.
E il suo travestimento preferito è la procrastinazione, perché è il più facile da giustificare. Non ci diciamo mai «non scriverò mai il mio libro». Ci diciamo: «Lo scriverò, comincio domani». Così il progetto resta vivo nelle intenzioni, e morto nei fatti.
C'è un'altra cosa che Pressfield chiarisce. La Resistenza non è un nemico esterno: non è il capo, non è la famiglia, non è la mancanza di tempo. Nasce da dentro. E non ce l'ha con te in particolare. È una forza impersonale, che colpisce chiunque provi a fare qualcosa che conta.
Più conta, più fa paura
Qui arriva l'idea che rovescia tutto. Pressfield la chiama regola pratica: più una cosa è importante per la tua crescita, più Resistenza sentirai nell'affrontarla.
Vuol dire che la paura non è un segnale per fermarti. È un indicatore. Se un progetto ti terrorizza, probabilmente è proprio quello che devi fare. Se non ti importasse, non sentiresti niente. Per questo i progetti che rimandi da più tempo sono quasi sempre quelli a cui tieni di più.
E non aspettare che la paura passi. Pressfield ricorda che l'attore Henry Fonda vomitava prima di ogni spettacolo anche a settantacinque anni. La paura non se ne va. Si va in scena lo stesso.
Smetti di fare il dilettante
Come si batte la Resistenza? Diventando professionisti. E qui Pressfield fa un'osservazione che riguarda proprio te: nel lavoro, sei già un professionista.
Ti presenti ogni giorno, anche quando non ne hai voglia. Ti presenti comunque, con il raffreddore o dopo una notte storta. Resti al tuo posto fino alla fine della giornata, anche quando la testa vaga. Non aspetti l'ispirazione per aprire la posta o preparare un report. Lo fai e basta.
Con il progetto che ti sta a cuore, invece, ti comporti da dilettante: aspetti il momento giusto, l'umore giusto, il weekend libero. Lo scrittore Somerset Maugham, quando gli chiesero se scrivesse a orari fissi o solo quando arrivava l'ispirazione, rispose: «Scrivo solo quando arriva l'ispirazione. Per fortuna arriva ogni mattina alle nove in punto».
È la stessa idea che sta dietro alla differenza tra talento e impegno: non vince chi aspetta di sentirsi pronto, ma chi si presenta ogni giorno.
Le tue nove in punto
Oggi non devi finire il progetto. Devi solo smettere di trattarlo da dilettante.
- Dai un nome a quello che rimandi. Una sola cosa, quella che ti gira in testa da più tempo. Scrivila.
- Guarda la paura in faccia. Accanto, scrivi cosa ti spaventa. Più è forte, più quella cosa conta per te.
- Fissa le tue nove in punto. Un orario preciso, tre o quattro volte a settimana, anche solo trenta minuti. Mettilo in agenda come una riunione con un cliente.
- Presentati, comunque vada. Stanco, svogliato, poco ispirato: siediti lo stesso e comincia. L'ispirazione arriva dopo, non prima.
Lunedì arriverà di nuovo. Stavolta, quando suonano le tue nove in punto, fatti trovare al lavoro.
Qual è quella cosa che continui a rimandare?
Non devi risolverla tutta oggi. Raccontamela e troviamo insieme il primo piccolo passo per affrontarla.
